Licenziamento per giusta causa: ho diritto alla disoccupazione?

Una delle cose più dure da accettare per qualsiasi persona è sicuramente perdere il proprio posto di lavoro. Ritrovarsi disoccupati vuol dire dover rinunciare a quel reddito mensile che permette di vivere e soddisfare le esigenze per sé e per la propria famiglia. Una situazione ancor più complicata è in caso di licenziamento per giusta causa in cui il lavoratore si ritroverà da un momento all’altro senza stipendio non avendo nemmeno il diritto del periodo di preavviso e quindi senza alcuna tutela.

In linea di massima lo Stato offre tutela a tutti i lavoratori che perdono il proprio posto di lavoro con la Naspi che in parole povere è un aiuto economico dato per un periodo di tempo dopo il licenziamento, più comunemente conosciuto come disoccupazione.  La domanda che si pongono in molti però è se chi viene licenziato per giusta causa ha diritto alla disoccupazione.

Il licenziamento per giusta causa da diritto alla disoccupazione? I pareri sono da sempre contrastanti infatti per molti chi viene licenziato per giusta causa è ritenuto responsabile della perdita del lavoro e quindi non ha diritto alla disoccupazione. In ogni caso scopriremo che in realtà il Ministero del Lavoro ha dato una spiegazione diversa.

Licenziamento per giusta causa e Naspi

Perdere il lavoro rappresenta senza ombra di dubbio un fallimento per ogni persona, per molti può trasformarsi in una tragedia se da un giorno all’altro ci si ritrova senza più nessuna entrata mensile e senza quindi la possibilità di provvedere a se stessi. Per questo lo Stato attraverso l’Inps garantisce un sussidio ai lavoratori attraverso la Naspi.

Licenziamento per giusta causa e Naspi

Andiamo più nello specifico per conoscere precisamente cos’è la Naspi e chi ha diritto alla disoccupazione in base a vari criteri. La Naspi non è altro che una somma di denaro che viene emessa dall’Inps sul conto corrente del lavoratore disoccupato e si calcola con una percentuale sull’ultimo reddito mensile ricevuto dal lavoratore.

Non tutti però hanno diritto alla disoccupazione infatti per poter aver accesso alla Naspi bisogna possedere alcuni requisiti. Il primo è il requisito contributivo il quale prevede che il lavoratore nei quattro anni precedenti al termine del rapporto di lavoro deve avere accumulato non meno di quattro settimane di contribuzione all’Inps.

Il secondo è il requisito lavorativo il quale prevede che il lavoratore licenziato per avere diritto alla disoccupazione dovrà avere compiuti almeno trenta giorni effettivi di lavoro nei 12 mesi che precedono la fine del rapporto di lavoro. Infine ultimo requisito è che la conclusione del rapporto di lavoro deve essere involontaria.

Licenziamento per giusta causa: spetta la Naspi?

Dunque la domanda più frequente tra i lavoratori è capire a chi spetta ricevere la Naspi e in quali casi non viene riconosciuta dall’Inps. Come detto in precedenza un requisito importante per ottenere la Naspi è che la conclusione del rapporto di lavoro sia involontaria quindi fondamentalmente non deve necessariamente esserci un licenziamento, l’importante è che il lavoratore non abbia cessato il rapporto di lavoro per sua volontà.

Diritto alla disoccupazione

Nel caso specifico del licenziamento per giusta causa, anche se in qualche modo dipendente dalla “volontà” del dipendente, sia per colpa o per mancanze nei confronti del datore di lavoro, da comunque diritto alla Naspi.

La disoccupazione spetta anche nel caso in cui sia stato il comportamento del lavoratore a causare lo scioglimento del rapporto di lavoro.  Secondo il Ministero del Lavoro, questo tipo di cessazione del rapporto di lavoro non è immediata conseguenza del comportamento del lavoratore ma è comunque una scelta arbitraria del datore di lavoro.

Riassumendo, si ha diritto alla disoccupazione in alcuni casi specifici ovvero per: licenziamento (anche per giusta causa), per dimissioni per giusta causa, dimissioni durante il periodo di maternità ovvero a partire da trecento giorni prima del parto fino al compimento del primo anno del figlio.

Un altro caso in cui il lavoratore ha diritto alla disoccupazione è la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro a causa principalmente di un rifiuto del lavoratore di trasferirsi presso un’altra sede aziendale a più di 50 chilometri dalla sua residenza o che per arrivarci il lavoratore impieghi più di ottanta minuti con i mezzi pubblici.

Quindi nei casi specifici appena spiegati la conclusione del rapporto di lavoro va oltre la volontà del lavoratore e quindi si ha diritto alla disoccupazione, al contrario in caso di dimissioni volontarie del lavoratore o di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, escludendo i casi specifici descritti, la Naspi non è prevista.

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