Il contratto di lavoro a tempo indeterminato

In questa guida andremo a scoprire come funziona il contratto a tempo indeterminato, tra le soluzioni più utilizzate per regolarizzare le assunzioni.

Questo tipo di contratto, come andremo a vedere nel dettaglio, si contraddistingue per non avere una scadenza, tuttavia sia il datore di lavoro che il dipendente possono mettere fine al rapporto di lavoro, facendo rispettivamente ricorso al licenziamento o alle dimissioni. Andiamo quindi ad analizzare nel dettaglio il contatto di lavoro a tempo indeterminato per capire come funzionano tutti gli aspetti che lo costituiscono.

Che cos’è il contatto di lavoro a tempo indeterminato

Un contratto a tempo indeterminato viene sottoscritto da quello che viene definito lavoratore subordinato con il datore di lavoro con cui il dipendente si impegna a prestare la propria attività lavorativa, ottenendo in cambio il pagamento di una retribuzione.

Contatto di lavoro a tempo indeterminato

Andiamo ad analizzare nello specifico le due parti contraenti del contratto di lavoro a tempo indeterminato:

  • Lavoratore subordinato: Persona fisica che si impegna a svolgere un’attività lavorativa alle dipendenze del datore di lavoro.
  • Datore di lavoro: Persona fisica, giuridica o ente che si impegna a corrispondere una retribuzione al lavoratore per le prestazioni che svolge e si impegna inoltre a versare tutti i contributi previdenziali ed assistenziali.

Quello che differenzia il contratto a tempo indeterminato dalle altre formule presenti sul mercato è proprio la mancanza di un vincolo di durata, non è quindi contenuta una scadenza prestabilita del rapporto di lavoro che potrà venire meno soltanto in alcuni casi specifici:

  • Pensionamento
  • Dimissioni del lavoratore
  • Licenziamento da parte del Datore di Lavoro
  • Fallimento o chiusura dell’azienda

Questo tipo di contratto è ad oggi la soluzione più utilizzare per regolarizzare le assunzioni in Italia, anche se con il passare degli anni sta avendo un certo calo di popolarità. Nonostante negli ultimi anni le assunzioni a tempo indeterminato abbiano subito un calo, rappresentano ancora la soluzione contrattuale più utilizzata in Italia.

Come avviene per altre tipologie di contratto di lavoro subordinato, anche il contratto a tempo indeterminato viene regolato dai vari CCNL, cioè i Contratti Collettivi nazionali del lavoro, che in Italia determinano le specifiche contrattuali delle diverse categorie aziendali.

Jobs Act: contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti

A seguito dell’introduzione del Jobs Act il contratto di lavoro indeterminato ha subito una variazione. La nuova veste contrattuale applicata viene definita “a tutele crescenti” poiché con il nuovo decreto legge è stata introdotta una differente disciplina relativa alle tutele in ambito di legittimi licenziamenti. Queste novità riguardano i nuovi assunti a tempo indeterminato dal 7 marzo 2015, giorno in cui è entrato in vigore il DL contenuto nel Jobs Act.

La definizione “a tutele crescenti” deriva proprio dal fatto che la permanenza del lavoratore in azienda misura l’indennità in caso di licenziamento da parte del datore di lavoro attraverso l’applicazione di un criterio direttamente proporzionale.

Jobs Act riforma del lavoro

Parlando concretamente al lavoratore con contratto a tempo indeterminato licenziato spettano 2 mensilità per ogni anno di attività con un minimo di 4 ed un massimo di 24 mensilità. Inoltre il dipendente licenziato avrò diritto all’indennità di disoccupazione Naspi.

Regole del contratto di lavoro a tempo indeterminato

Come avviene per altre tipologie di contratto, anche il tempo indeterminato può essere sia a tempo pieno che a tempo parziale, cioè full time o part time. A disciplinare il contratto di lavoro a tempo indeterminato è l’articolo 2094 del Codice Civile che offre la definizione di Prestatore di lavoro subordinato, cioè chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale, alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore.

Il contratto indeterminato è dunque basato su un accordo tra datore di lavoro e il lavoratore, con il primo che si impegna a corrispondere una retribuzione in cambio dell’attività svolta dal lavoratore e con il secondo che collabora attivamente all’attività dell’azienda, in cambio proprio della retribuzione.

Il contratto a tempo indeterminato deve essere redatto in forma scritta e contenere necessariamente le seguenti informazioni che riguardano lo stesso rapporto di lavoro:

  • Le mansioni e le attività lavorative richieste.
  • L’inquadramento del lavoratore all’interno dell’azienda.
  • La data di inizio del rapporto di lavoro.
  • La periodicità e la quantificazione della retribuzione.
  • Il luogo in cui si svolge il lavoro e l’orario in cui esso viene svolto.
  • Le ferie ed i permessi a cui ha diritto il lavoratore.
  • L’eventuale periodo di prova.
  • Tutte le condizioni di preavviso in caso di recesso del contratto.

I contratti di lavoro a tempo indeterminato che rientrano nei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) dovranno essere stipulati per iscritto e il datore di lavoro avrà l’obbligo di comunicare ai Centri per l’impiego ed al Ministero del Lavoro l’assunzione del dipendente.

Contratto di lavoro a tempo indeterminato: orario di lavoro

In base al CCNL applicato il contratto avrà un orario di lavoro di riferimento. L’orario più utilizzato dalle aziende corrisponde a 40 ore settimanali di lavoro ma è possibile anche lavorare part-time, quindi per un ammontare di ore inferiore in base agli accordi tra lavoratore e datore di lavoro.

Il tempo parziale ha tre diverse tipologie:

  • Verticale: in questo caso l’attività lavorativa viene svolte a tempo pieno ma soltanto per alcuni giorni durante la settimana o durante il mese o durante l’anno. (ad esempio 8 ore al giorno per 3 giorni a settimana).
  • Orizzontale: In questo caso l’orario di lavoro giornaliero è inferiore all’orario normale. (ad esempio 6 ore al giorno invece di 8).
  • Misto: In questo caso l’orario di lavoro combina le modalità verticale ed orizzontale. (ad esempio chi lavora per 6 ore al giorno per una settimana al mese).

Contratto di lavoro a tempo indeterminato e periodo di prova

Anche il contratto a tempo indeterminato piò prevedere un periodo di prova durante il quale il datore di lavoro ed il dipendente possono interrompere il rapporto lavorativo.

Di solito la durata del periodo di prova viene limitato proprio dai CCNL di riferimento e non è mai superiore ai sei mesi. Bisogna inoltre considerare che il periodo di prova deve essere contestualizzato da un atto scritto che dovrà essere firmato sia dal datore di lavoro che dal lavoratore. La retribuzione durante il periodo di prova è leggermente più alta rispetto a quello che sarà quando l’impiego diventerà effettivo poiché dovrà contenere anche il compenso base previsto dal contratto più una quota maggiorata per ferie, TFR, percentuale di tredicesima ed eventuale quattordicesima.

Contratto di lavoro a tempo indeterminato: licenziamento e dimissioni

Come detto il contratto a tempo indeterminato può essere risolto anticipatamente soltanto facendo ricorso al licenziamento o alle dimissioni. Il licenziamento può avvenire in diverse modalità in base alle circostanze, andiamo a vedere tutte le tipologie di licenziamento possibili:

  • Licenziamento per giusta causa: Configurabile nel caso in cui il lavoratore compie azioni che non consentono il proseguimento e lo svolgimento della normale attività lavorativa. In caso di licenziamento per giusta causa non è necessario nessun tipo di preavviso.
  • Licenziamento per giustificati motivi soggettivi: In questo caso è necessario il preavviso ma è possibile eseguirlo in maniera immediata.
  • Licenziamento per giustificati motivi oggettivi: In questa tipologia di licenziamento le ragioni del provvedimento non possono essere imputate in via diretta al lavoratore ma possono tuttavia coinvolgerlo. Il lavoratore è dunque chiamato ad accertare la veridicità di queste ragioni ed è necessario il preavviso.

Tutti i tipi di licenziamento che non rientrano nelle modalità sopra citate saranno probabilmente considerati licenziamenti illegittimi. Questo avviene nel caso in cui il licenziamento non avvenga in forma scritta oppure nel caso in cui sia mancante di giustificazione.

In questo caso il datore di lavoro è obbligato ad adempire a tutti gli obblighi nei confronti del lavoratore, tali obblighi variano in base alle dimensioni effettive dell’azienda e vengono finalizzati alla reintegrazione o al risarcimento del lavoratore.

Per i datori di lavoro fino a 15 dipendenti: Le conseguenze sono economiche e prevedono per il lavoratore un risarcimento compreso tra le 2,5 e le 6 mensilità.

Per i datori di lavoro con più di 15 dipendenti: Il lavoratore viene reintegrato e risarcito con le retribuzioni perse a partire dal momento del licenziamento. Nel caso in cui il lavoratore rifiuti la reintegrazione potrà chiedere un ulteriore risarcimento pari a 15 mensilità di pagamento.

Per concludere, ogni lavoratore ha la facoltà di rassegnare le sue dimissioni attraverso procedura telematica, avendo l’obbligo di fornire un preavviso al datore di lavoro. Il tempo con cui deve essere comunicato il preavviso dipende dalla qualifica del lavoratore stesso, le qualifiche più basse hanno un tempo di preavviso previsto di 15 giorni mentre quelle più alte anche di diversi mesi.

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