Il contratto di lavoro a tempo determinato

Il contratto di lavoro a tempo determinato, al contrario di quello a tempo indeterminato, si contraddistingue per prevedere un termine finale, cioè ha una durata prestabilita. Questo tipo di contratto può essere stipulato tra un lavoratore ed un datore di lavoro per lo svolgimento di una qualsiasi mansione con la durata massima di 12 mesi, salvo le proroghe permesse dalla legge che andremo ad analizzare nel dettaglio nei prossimi paragrafi.

Siccome si tratta di una tipologia di contratto molto utilizzata è bene conoscere ogni aspetto del tempo determinato, in modo da essere preparati ad ogni evenienza. In questa guida analizzeremo ogni dettaglio del lavoro a tempo determinato: durata, proroghe e rinnovi del contratto, orario di lavoro, tutte le regole a cui è soggetto, come funzionano le dimissioni e il licenziamento.

Che cos’è il contratto di lavoro a tempo determinato?

Come già accennato, la caratteristica principale di questa tipologia di contratto è proprio che può essere sottoscritto per qualsiasi tipologia di mansione ma soprattutto che la sua durata è prestabilita. A prescindere della durata del contratto, il lavoratore a tempo determinato gode degli stessi diritti dei lavoratori a tempo indeterminato inquadrati con lo stesso livello.

L’utilizzo del contratto a tempo determinato, o contratto a termine, è diventato sempre più frequente negli ultimi anni poiché garantisce al datore di lavoro un elevato grado di flessibilità che soprattutto nei periodi di crisi economica rappresenta una risorsa molto importante, anche se per sua natura il contratto a tempo determinato è sottoposto ad un costo maggiore rispetto a quello a tempo indeterminato.

Il contratto a tempo determinato deve avere forma scritta, salvo i casi di durata inferiore a 13 giorni. Il datore di lavoro deve inoltre consegnare al lavoratore una copia entro 5 giorni lavorativi dall’inizio della sua prestazione.

Contratto a tempo determinato

Contratto di lavoro a tempo determinato: decreto dignità

Negli ultimi anni la normativa che regola il contratto a tempo determinato è stata cambiata più volte, prima con l’introduzione del Jobs Act nel 2015 e poi con il Decreto Dignità del 2018 che ha ristretto il ricorso a questa tipologia di lavoro per spingere le aziende a ricorrere a forme contrattuali più stabili.

In particolare con il decreto dignità è stata limitata la durata massima del contratto a tempo determinato, reintroducendo l’obbligo di causale dopo i primi 12 mesi di durata del contratto. Inoltre è stato innalzato il contributo aggiuntivo dovuto dai datori di lavoro dello 0,50% ad ogni rinnovo, particolare che lo ha reso ancor meno conveniente. Per finire è stato concesso al lavoratore più tempo per impugnare il contratto in caso di irregolarità, il termine passa infatti da 120 a 180 giorni.

In particolare, le novità introdotte dal Decreto Dignità sono applicabili a:

  • Contratti stipulati dopo la data di entrata in vigore del decreto, cioè il 14 luglio 2018.
  • A tutti i rinnovi e le proroghe contrattuali dal 1 novembre 2018.

Per i contratti stipulati a partire dal 14 luglio 2018 è previsto un aumento del contributo addizionale per la NASPI. Inoltre dal 12 agosto 2018 viene applicato il nuovo limite cumulativo tra i contratti a tempo determinato e i contratti di somministrazione, utilizzabili in azienda in contemporanea per il 30% del personale assunto.

Contratto di lavoro a tempo determinato: durata, proroghe e rinnovi

Come detto, il contratto a termine è chiamato in questo modo proprio perché nella lettera di assunzione è già indicata la data di cessazione del rapporto lavorativo. Per il datore di lavoro è possibile stabilire il termine con una data precisa oppure facendo riferimento ad un evento futuro e certo ma di cui è incerta la data esatta (come avviene ad esempio per le sostituzioni maternità).

Lavoro a tempo determinato

Il datore di lavoro ha l’obbligo di effettuare le comunicazioni obbligatorie di assunzione, trasformazione e cessazione anticipata al servizio regionale attraverso servizio telematico della regione di appartenenza.

Con il Decreto Dignità la durata massima complessiva di utilizzo dei contratti a tempo determinato è passata da 36 a 24 mesi. Il primo contratto può essere stipulato anche senza causale ma deve avere un termine massimo di 12 mesi. Al contrario il rinnovo di contratto o una proroga a tempo determinato con lo stesso lavoratore, per svolgere le stesse mansioni, con durata superiore ai 12 mesi, potrà essere stipulato soltanto apponendo delle precise causali. Quali sono le causali?

  • Esigenze temporanee ed oggettive estranee dall’attività ordinaria.
  • Esigenze di sostituzione di altri lavoratori.
  • Esigenze connesse a temporanei incrementi dell’attività ordinaria che siano significativi e non programmabili.

Andiamo adesso ad analizzare le proroghe ed i rinnovi del contratto a tempo determinato. Con il Decreto Dignità il numero di proroghe o rinnovi possibili è sceso da 5 a 4 con una durata massima di 24 mesi. Nel caso in cui il numero di proroghe dovesse essere superiore al limite massimo, il contratto si trasformerà automaticamente in contratto a tempo indeterminato dal giorno di scadenza della quinta proroga.

La differenza tra proroga e rinnovo è sostanziale, per proroga infatti si intende un accordo di prosecuzione del contratto senza alcuna interruzione del rapporto di lavoro. Per rinnovo invece si intende un nuovo contratto di lavoro stipulato a seguito della scadenza del contratto precedente. La proroga può essere utilizzata per riferirsi alla stessa attività lavorativa per cui è stato stipulato il primo contratto di lavoro a tempo determinato. Se si utilizza il rinnovo è necessario che tra i due contratti passi un lasso di tempo (10 gg per i contratti di durata massima 6 mesi, 20 gg per i contratti di durata superiore a 6 mesi).

Contratto di lavoro a tempo determinato: tutte le regole

Ci sono numerose regole da dover rispettare in caso di contratto a tempo determinato. In particolare si parla di brevi prosecuzioni nel caso in cui, fermi i limiti di durata massima, il rapporto di lavoro continui dopo la scadenza inizialmente fissata e in questo caso il datore di lavoro dovrà corrispondere al lavoratore una maggiorazione della retribuzione del 20% fino al decimo giorno successivo alla scadenza e del 40% per ogni giorno ulteriore.

Il termine massimo per la prosecuzione dopo la scadenza è di 30 giorni per i contratti di durata inferiore a 6 mesi, di 50 giorni per quelli di durata superiore a 6 mesi. Nel caso in cui il rapporto di lavoro prosegua oltre questi termini si trasformerà automaticamente in contratto a tempo indeterminato.

Altrettanto importante è il principio di non discriminazione che sta ad indicare il diritto del lavoratore a tempo determinato allo stesso trattamento dei lavoratori ad esso comparabili assunti a tempo indeterminato (inquadrati allo stesso livello).

Esistono dei limiti quantitativi per cui il numero complessivo dei rapporti di lavoro a termine costituiti da ogni datore di lavoro non deve eccedere il 20% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza dal 1 gennaio dell’anno di assunzione. Le aziende che occupano un massimo di 5 dipendenti possono sempre fare ricorso ad un contratto di lavoro a tempo determinato.

Il alcuni casi l’utilizzo del contratto a termine non è ammesso, in particolare i divieti si riferiscono a:

  • Per sostituire i lavoratori in stato di sciopero.
  • Per le aziende che abbiano effettuato dei licenziamenti collettivi nei sei mesi che precedono l’assunzione.
  • Presso le aziende in cui siano in vigore sospensioni o riduzioni dell’orario in regime di Cassa Integrazione.
  • Per i datori di lavoro che risultano non in regola con le normative in materia di sicurezza sul lavoro.

Per finire esiste un diritto di precedenza sfruttabile dal lavoratore che abbia prestato l’attività lavorativa a termine presso la stessa azienda per un periodo superiore ai 6 mesi. in questo caso si potrà avere un diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo determinato per mansioni specifiche equivalenti che verranno effettuate dal datore di lavoro entro i 12 mesi successivi la scadenza del contratto a termine.

Contratto di lavoro a tempo determinato: licenziamento

In generale il lavoratore che viene assunto a tempo determinato non potrà essere licenziato prima della scadenza del termine a meno che non sopraggiunga una giusta causa, ossia un avvenimento talmente grave da impedire la prosecuzione del rapporto di lavoro. In poche parole non è possibile licenziare il lavoratore per giustificato motivo, sia soggettivo che oggettivo.

Licenziamento per giusta causa

Il licenziamento senza giusta causa prima della scadenza contrattuale garantisce al lavoratore il diritto al risarcimento del danno pari a tutte le retribuzioni che gli sarebbero spettate fino alla scadenza del contratto. Da questa cifra bisogna dedurre quanto eventualmente il lavoratore ha percepito lavorando presso un altro datore di lavoro.

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