Contratto di lavoro a progetto: cos’è e come funziona

Che cos’è il contratto di lavoro a progetto? Come funziona? Quando è possibile applicarlo? In questa guida andremo a rispondere a tutte queste domande per conoscere nel dettaglio questa particolare forma contrattuale.

Il contratto di lavoro a progetto, anche conosciuto come co.co.pro, è stato per utilizzato per anni come unica forma contrattuale per regolarizzare i rapporti di lavoro parasubordinati. Successivamente all’entrata in vigore del Jobs Act è stata però cancellata la possibilità di stipulare nuovi contratti a progetto ad esclusione di particolari ambiti come ad esempio ricerca, call center e tanto altro.

Contratto di lavoro a progetto: che cos’è e come funziona?

Con la riforma del mercato del lavoro, anche conosciuta come Legge Biagi, emanata ne 2003, fu previsto che i rapporti di lavoro co.co.pro dovessero necessariamente essere riconducibili alle seguenti categorie:

  • Uno o più progetti specifici.
  • Programmi di lavoro.
  • Fasi di lavoro.
  • Questi programmi o fasi di lavoro devono essere determinati dal committente e gestiti in via autonoma dal collaboratore soltanto in funzione del risultato.
  • Il lavoro deve essere svolto nel rispetto del coordinamento con il committente ed indipendentemente dal tempo impiegato per l’esecuzione dell’attività lavorativa.

Questo intervento è stato reso necessario dal fatto che molti contratti di co.co.pro erano impropriamente utilizzati, camuffando rapporti di lavoro che erano autonomi soltanto in apparenza. Per ovviare a questa sorta di lavoro dipendente mascherato da lavoro autonomo è stato introdotto il contratto a progetto.

Contratto di lavoro a progetto

Con l’introduzione del Decreto legislativo sulla disciplina organica dei contratti di lavoro e la revisione della normativa in tema di mansioni, il cosiddetto Jobs Act, non è stato più possibile attivare nuovi contratti co.co.pro. Dal 1 gennaio 2016 i rapporti di collaborazione personale sono regolarizzati dalle norme del lavoro subordinato. Invece restano ancora valide le collaborazioni derivanti da accordi collettivi che sono stati stipulati dalle diverse organizzazioni sindacali.

Il contratto di lavoro a progetto deve essere in ogni caso stipulato in forma scritta e contenere i seguenti elementi:

  • Durata (determinata o indeterminata) del rapporto di lavoro.
  • Descrizione del progetto: contenuto, risultato che si intende conseguire.
  • Corrispettivo economico e criteri utili per la sua determinazione.
  • Tempi e modalità di pagamento e rimborsi spese.
  • Forme di coordinamento con il committente.
  • Misure per la tutela della salute e della sicurezza.

Contratto di lavoro a progetto: ferie, malattia, contributi e maternità

Naturalmente il contratto di lavoro a progetto prevede il pagamento dei contributi INPS. In questa tipologia di contratto l’aliquota contributiva corrisponde al 27,72% e viene pagata per 2/3 dall’azienda e per 1/3 dal lavoratore. Del versamento si occupa in toto il datore di lavoro, prelevando direttamente dalla busta paga 1/3 a carico del lavoratore e versandolo poi all’INPS.

Bisogna sapere che nel contratto a progetto non sono previste ferie. Questo perché il lavoro dovrebbe essere svolto in maniera autonoma e quindi senza alcun vincolo d’orario per i lavoratore che non avrà giornate lavorative. Il lavoratore a progetto è infatti libero di prendere qualche giorno di riposo purché non incida sul raggiungimento dell’obiettivo prefissato del progetto.

Lavorare a progetto

Stesso discorso vale anche per la malattia. Nel caso in cui un lavoratore a progetto non sia in buona saluta non ha l’obbligo di richiedere permessi o presentare ricetta medica. Nel caso in cui, tuttavia, la sospensione del lavoro dovesse essere superiore ad 1/6 della durata del rapporto di lavoro, il datore di lavoro avrà la facoltà di recedere dal contratto.

In generale bisogna sapere che i giorni di assenza non sono retribuiti ma una volta raggiunto l’obiettivo del progetto l’azienda deve pagare al lavoratore l’intero importo concordato, a prescindere da quante siano le ore di lavoro effettivamente prestate.

Per finire parliamo di maternità. Vediamo che le lavoratrici a progetto hanno diritto di astenersi dal lavoro per 5 mesi totali prima e dopo il parto. Durante questi 5 mesi il contratto viene di fatto sospeso ma la lavoratrice avrà diritto al mantenimento del contratto di lavoro. L’indennità di maternità in questa tipologia di contratto corrisponde all’80% del compenso ricevuto nei 365 giorni precedenti l’inizio della gravidanza, a patto che da parte della lavoratrice siano stati versati i contributi per almeno tre mesi. Inoltre le lavoratrici a progetto, proprio per la natura autonoma del lavoro, non godono di congedi parentali o di permessi per malattia genitoriali.

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